27 apr 2026
Arriva in Senato una nuova proposta di riforma sul governo del territorio. Si tratta del disegno di legge n. 1840, presentato dal senatore Nicola Irto e assegnato alla Commissione Ambiente il 21 aprile 2026, che punta a ridefinire i principi fondamentali della pianificazione territoriale in Italia.
Il testo si propone come una visione strategica di lungo periodo, con un cambio di paradigma netto: passare da un modello basato sull’espansione edilizia a uno fondato sulla cura del territorio, sulla sostenibilità e sulla rigenerazione urbana.
Uno dei concetti centrali del disegno di legge è il riconoscimento del governo del territorio come funzione pubblica. Questo significa che Stato, Regioni e Comuni non si limitano più a gestire pratiche edilizie, ma assumono un ruolo attivo nel coordinare le trasformazioni del territorio.
La pianificazione viene quindi definita come lo strumento principale per decidere come sviluppare gli spazi urbani, con un approccio multilivello: le Regioni stabiliscono gli indirizzi generali, mentre i Comuni intervengono con strumenti urbanistici operativi. Per i piccoli Comuni sotto i 10.000 abitanti sono previste procedure semplificate, con l’obiettivo di evitare blocchi amministrativi.
Uno dei punti più rilevanti del ddl riguarda il contenimento del consumo di suolo, considerato una risorsa limitata e non rinnovabile. L’obiettivo fissato è ambizioso: arrivare a consumo di suolo netto pari a zero entro il 2050, in linea con le strategie europee.
Il principio introdotto è chiaro: prima di autorizzare nuove costruzioni su aree libere, sarà necessario dimostrare l’assenza di alternative legate al riuso di spazi già urbanizzati o dismessi. Questo approccio sposta l’attenzione verso la valorizzazione del patrimonio esistente.
Proprio la rigenerazione urbana diventa uno degli strumenti principali per raggiungere gli obiettivi del ddl. Se il consumo di suolo deve essere ridotto, la trasformazione delle città passa inevitabilmente dal recupero degli edifici esistenti, dal miglioramento degli spazi pubblici e dall’adattamento ai cambiamenti climatici.
Il testo sottolinea anche l’importanza di garantire servizi adeguati, accessibilità e qualità abitativa, rafforzando il legame tra pianificazione territoriale e benessere dei cittadini.
Per sostenere questa trasformazione, il disegno di legge prevede l’istituzione di un Fondo nazionale per la pianificazione territoriale, con una dotazione di 500 milioni di euro all’anno fino al 2035.
Le risorse saranno gestite dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e destinate alle Regioni, che dovranno utilizzarle per finanziare interventi coordinati con gli enti locali. L’obiettivo è garantire strumenti concreti per attuare le politiche di rigenerazione e pianificazione.
Il ddl affronta anche un tema molto dibattuto: il rapporto tra pianificazione urbanistica e normative di settore. Secondo il testo, la pianificazione deve mantenere un ruolo centrale e non essere subordinata a interventi settoriali, come quelli legati all’edilizia o alla rigenerazione urbana.
Su questo punto si inserisce anche la posizione dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, che da tempo evidenzia il rischio di una frammentazione delle politiche territoriali. Il pericolo è quello di trasformare la città in una somma di interventi isolati, senza una visione complessiva.
Il disegno di legge definisce una serie di obiettivi strategici per il governo del territorio. Tra questi emergono la trasparenza nei processi decisionali, la neutralità climatica, l’accessibilità universale e il diritto all’abitazione.
Viene inoltre introdotto il principio di recupero, a favore dell’interesse pubblico, di una parte delle plusvalenze generate dalle trasformazioni urbanistiche, con l’obiettivo di redistribuire i benefici derivanti dallo sviluppo del territorio.
Un altro elemento centrale del ddl è il coinvolgimento attivo di cittadini, associazioni e terzo settore nei processi di pianificazione. Il testo prevede infatti strumenti per garantire maggiore partecipazione, trasparenza e pubblicità nella formazione dei piani urbanistici.
Allo stesso tempo, vengono confermati i sistemi di vigilanza e le sanzioni per le violazioni urbanistiche, affidando a Regioni e Comuni il controllo delle trasformazioni sul territorio.
Il ddl Irto si inserisce in un contesto più ampio di revisione delle politiche territoriali, in cui il tema della sostenibilità ambientale si intreccia con quello sociale ed economico.
L’obiettivo è costruire un modello di sviluppo più equilibrato, capace di ridurre il consumo di suolo, valorizzare l’esistente e migliorare la qualità della vita nelle città. Resta ora da vedere come il Parlamento discuterà e modificherà il testo nei prossimi mesi.
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